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Amari

L'Italia può essere considerata il paese con il maggior numero di amari, con praticamente ogni regione che produce almeno uno. Questa diversità è dovuta ai fattori climatici e morfologici che hanno permesso lo sviluppo di una flora molto varia in un territorio ristretto. Le piante utilizzate nella produzione degli amari sono numerose e varie, e includono: Piante amare: centaurea, aloe, china, rabarbaro. Piante aromatiche: timo, rosmarino, maggiorana, anice stellato, chiodi di garofano, cardamomo, fava tonka, noce moscata, ecc. Altre piante: achillea, arancio (amaro e dolce), ginepro, fiori di sambuco, carciofo, genziana, zafferano, salvia, ecc. I metodi di produzione sono altrettanto vari e includono distillazione, infusione, decozione, percolazione, digestione e macerazione, con quest'ultima che è il metodo più comune. La macerazione avviene a freddo (massimo 35 °C). A causa della stagionalità delle piante, spesso si utilizzano tinture a sostituzione per garantire una produzione costante. Paolo Monelli definisce l'amaro come un "vermut senza vino", sottolineando che, mentre il vermut è un vino aromatizzato, l'amaro è una bevanda spiritosa aromatizzata con erbe e radici. Le fasi fondamentali per la preparazione dell'amaro includono infusione e distillazione. Le erbe infuse vengono dosate, mescolate, macinate, immerse in una soluzione idroalcolica e lasciate macerare per mesi. Il preparato viene poi decantato per ottenere limpidezza e unito al liquido dalla distillazione. Alcuni amari italiani noti includono Fernet Branca, Ferro-china, Ramazzotti, Averna, Montenegro, Amaro San Simone, Amaro Braulio, Amaro Lucano e Vecchio Amaro del Capo. Va notato che l'amaro legalmente si differenzia da altri aperitivi o digestivi solo se la bevanda alcolica specifica rientra nella categoria legale dell'amaro.

Amari
L'Italia può essere considerata il paese con il maggior numero di amari, con praticamente ogni regione che produce almeno uno. Questa diversità è dovuta ai fattori climatici e morfologici che hanno permesso lo sviluppo di una flora molto varia in un territorio ristretto. Le piante utilizzate nella produzione degli amari sono numerose e varie, e includono: Piante amare: centaurea, aloe, china, rabarbaro. Piante aromatiche: timo, rosmarino, maggiorana, anice stellato, chiodi di garofano, cardamomo, fava tonka, noce moscata, ecc. Altre piante: achillea, arancio (amaro e dolce), ginepro, fiori di sambuco, carciofo, genziana, zafferano, salvia, ecc. I metodi di produzione sono altrettanto vari e includono distillazione, infusione, decozione, percolazione, digestione e macerazione, con quest'ultima che è il metodo più comune. La macerazione avviene a freddo (massimo 35 °C). A causa della stagionalità delle piante, spesso si utilizzano tinture a sostituzione per garantire una produzione costante. Paolo Monelli definisce l'amaro come un "vermut senza vino", sottolineando che, mentre il vermut è un vino aromatizzato, l'amaro è una bevanda spiritosa aromatizzata con erbe e radici. Le fasi fondamentali per la preparazione dell'amaro includono infusione e distillazione. Le erbe infuse vengono dosate, mescolate, macinate, immerse in una soluzione idroalcolica e lasciate macerare per mesi. Il preparato viene poi decantato per ottenere limpidezza e unito al liquido dalla distillazione. Alcuni amari italiani noti includono Fernet Branca, Ferro-china, Ramazzotti, Averna, Montenegro, Amaro San Simone, Amaro Braulio, Amaro Lucano e Vecchio Amaro del Capo. Va notato che l'amaro legalmente si differenzia da altri aperitivi o digestivi solo se la bevanda alcolica specifica rientra nella categoria legale dell'amaro.
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